Storie di Quarantena è il contenitore
di questa occasione unica di condivisione
Questo è un momento unico, che nessuno di noi avrebbe scelto di vivere.
Ma adesso che si manifesta, può essere vissuto in modo consapevole.
Come tutti i più fortunati che si sono limitati ad esercitare il dovere di restare a casa, a seguito dei primi giorni di fretta normalizzazione allo stato attuale, ho iniziato a riflettere seriamente quando non ho più percepito il senso dei giorni.
“Che giorno è, oggi? È il 12 o il 13?” chiedevo spesso a Marianna, metà e meta del mio tempo.
E ci accorgevamo entrambi, che le linee del tempo si dilatavano, diventavano inconsistenti, proprio nel picco della sua eccedenza.
Diciamo che da noi lo smart working è di casa, abituati come siamo al lavoro a distanza. Ma nonostante fossimo ferrati (o pensavamo di esserlo) all’isolamento, nutro il sospetto che il tempo a disposizione, adesso, sarà vissuto e percepito per ogni singolo istante. Siamo consapevoli della sua esistenza.
Non ripeto più frasi come “non c’è tempo”, “sono già le 17! O le 11 e mezza”.
Non trovo neppure la necessità di scandirlo.
Se prima ne rubavo l’esistenza fingendo di esser parte di un flusso naturale, insieme a tutti i fusi dell’emisfero, adesso questo tempo è intimo.
Io sono tempo.
E in questa magia il tempo della storia e del racconto coincidono.

 

Storie di Quarantena è il contenitore di questa occasione unica di condivisione, dove quest’ultima parola assume il senso del dono, dell’appartenenza e dell’unicità.
È la possibilità di tracciare la memoria, e dedicarci a questo spazio fino a quando dalla finestra, alla fine di questi giorni condivisi, migreremo verso un mondo diverso, forse sconosciuto.

E da questa traccia certa e conosciuta, faremo nuove tante cose.

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