Che cosa vuoi che cambi – mi dicevo – a dover stare chiusa in casa. Lavoro già da remoto ed esco poco: che cosa vuoi che cambi, su.
Beh, avevo torto marcio.
Mi scrive mia mamma, che ha bisogno di aiuto per impostare le sue lezioni su Skype.
Poco dopo mi chiama mia zia, che vuole sapere dove si può comprare Uazzàp.
E poi quella coppia di vecchietti che balla sulla terrazza del condominio di fronte.
Le code di mascherine e silenzi fuori dai supermercati.
Gli abbracci che vorrei dare, ma non posso.
Le parole, le paure, i silenzi.
Gli aperitivi a distanza.
La solitudine.
Cosa resterà, domani, di tutte queste microstorie? Di queste emozioni, di questi timori, di tutta questa creatività?
E quante altre storie, come la mia, andranno perdute per sempre? Sarebbe bello, se queste storie si potessero condividere, se potessimo leggerci, ascoltarci, raccontarci a vicenda.
Sarebbe bello.

 

11 marzo, ore 16.15, WhatsApp
Nina“Andre, ma che ne dici di un sito per raccogliere storie sull’Italia alle prese da zero a 1000 con lo smart working, l’isolamento e tutto quello che ci sta accadendo?”

Andrea“ahahahah”

Andrea ride. E quando Andrea ride, è un sì.

Passano i giorni. Tuttururu-tuttururu. Suona Skype, è Erica.

13 marzo, ore 11.15, Skype
Nina“Senti l’idea. Un sito per raccogliere le nostre storie di vita quotidiana. Momenti divertenti, riflessioni, aneddoti, pensieri sparsi, paure e angosce. Così da poterle condividere e rileggere. Però boh, non sono sicura di volerlo fare, non ho un attimo di tempo libero…”
Erica“Ma è un’idea bellissima! E mi sembra tu abbia già deciso di volerlo. Devi solo partire.”

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