Ognuno ha paura, a modo suo.

Fino a quando ho avuto 13 anni, ho vissuto con mia madre in un monolocale di 35mq.
Il letto, che occupava pressoché tutto lo spazio, stava in uno di quei mobili che si possono aprire e chiudere e così facevamo la sera e la mattina. C’era anche un piccolo balconcino, di quelli dove metti lo stendino e dove di tanto in tanto ci veniva a trovare una gatta che avevamo adottato.
È lì che abbiamo avuto la nostra prima televisione con il telecomando.

In quella casetta, così la chiamavamo, io e mia madre abbiamo vissuto alcuni tra i momenti più tragici della nostra storia.
Io l’adoravo e lei adorava me, ma l’amore a volte non è sufficiente per stare bene.
Il benessere dipende da tante cose, è un incastro di tanti tasselli; nasce dalle condizioni date, ma anche dalle condizioni in cui si arriva lì dove ci si trova.

Alessandra, mia madre, soffriva di una grave forma di depressione, ed io ero una figlia complicata, problematica, a tratti pericolosa per se stessa.
Ci amavamo, ma non stavamo bene.
Spesso in questo periodo di quarantena ho ripensato a quei momenti; sarei stata così felice di poterli ricordare insieme a lei, sarei stata così felice di poterle mostrare la tanta strada fatta verso il benessere; strada che, nonostante tutto, lei stessa mi ha dato la possibilità di percorrere.

Spesso dalla mia posizione privilegiata, tra le mura della mia grande casa, o seduta al sole in giardino, o guardando i miei figli adolescenti starsene sereni, pacifici e organizzati nelle loro camere, o anche ridendo e prendendo in giro il mio ex marito, che vive ormai da qualche anno di nuovo con noi, ho pensato – in quel periodo, io e te mamma, in quella piccola casa, non so se ce l’avremmo fatta ad affrontare una reclusione come questa. Forse no, forse ci avrebbe dovuto salvare qualcuno.

Non siamo tutti uguali, questa è la mia paura.

Ora più che mai, siamo chiamati alla responsabilità, all’agire comune, siamo chiamati a rispettare delle restrizioni che mai avremmo immaginato, siamo chiamati a fermarci per il bene nostro e quello altrui, ma non partiamo tutti dalle stesse premesse.
Abbiamo condizioni economiche differenti, condizioni psicologiche, culturali, sociali e spirituali differenti.
Le stesse restrizioni non hanno il medesimo effetto su tutti.
Io so che un tempo non sarei stata in grado di sopportare questa situazione né psicologicamente, né praticamente, mentre oggi me la cavo piuttosto bene.

Ho paura, non della malattia in sé, ho paura del dopo. Ho paura perché per raggiungere questo equilibrio, per essere come sono, mi sono fatta un gran culo e me lo continuo a fare ogni giorno; il dramma che attraversiamo e attraverseremo, purtroppo penso sia solo all’inizio.

Ieri, mentre andavo a piedi in farmacia, ho incontrato un grande albero che ha attirato la mia attenzione. Aveva una chioma foltissima nonostante fosse quasi nudo e i suoi rami erano di un legno scuro e si accavallavano al cielo azzurro; ho sentito la necessità di fare una foto. Fotografare è un’esigenza che ho spesso, in questo periodo ovviamente non la posso soddisfare.

Io sola, nessun altro essere umano all’orizzonte, si è fermata una macchina dei carabinieri – Signora, cosa sta facendo? – mi sono girata, li ho guardati – Mentre andavo in farmacia mi sono fermata a fotografare quel grande albero – lei, l’agente, seduta in macchina, scuotendo la testa con sufficienza, da dietro la sua mascherina – Vada signora, vada, vada in farmacia – Non siamo tutti uguali e qualcuno, molti, esattamente come prima della pandemia, pensano di poter giudicare le azioni dell’altro solo attraverso i propri canoni. L’agente pensava che fermarsi a fotografare un albero fosse una cosa inutile, futile, superflua, anche se non comportava alcun rischio né per me, né per la comunità.
Io avevo bisogno di scattare una foto a quell’albero, avevo bisogno di immagini, di forme, di metafore per comprendere la realtà.

Ho paura, ho paura che le nostre società fossero inique prima e che lo saranno, forse anche di più dopo, d’altra parte finora c’erano fazioni, gruppi di esseri umani contro altri, ora ci saranno due schieramenti – coloro i quali agiscono per il bene della comunità e coloro che pensano soltanto al proprio bene.
Il meccanismo è esattamente quello della guerra di religione – fedeli contro infedeli.

E dire che in realtà sono un’ottimista.
Comunque…andrà tutto bene.

D.

Share This