Diario di un giorno non qualunque.

Diario di un giorno non qualunque di un mese non qualunque di un anno non qualunque.
Sveglia e colazione abbondante. Sì, abbondante ci sta perché deve rinforzare le chiappe, più finemente glutei o lato B, perché devono ammortizzare la lunga permanenza sulla sedia. Facciamo un po’ di conti…6…7…8 ore?
Intanto la colazione si fa abbondante e poi dove vuole andare va, sulle chiappe, sulla pancia, sulle cosce.

Il prof. di educazione fisica si è inventato i km. quotidiani da percorrere a casa per giungere virtualmente a Roma prima e a Milano poi e i miei dirigenti si “inventano” altre diavolerie per non farci star fermi.
Secondo me si dovevano mettere d’accordo.

Dov’ero? Ah…alla colazione. E poi c’è la breve permanenza allo specchio e la quotidiana domanda: “lo metto il rossetto o no?”
Quelle pantofole ai piedi e il rossetto…mah. Lo metto, su. Riesce a far risaltare il sorriso ma poi li vedi spuntare ad uno ad uno…con la vestaglia, nella loro stanzetta, in tuta e i capelli in su e mi vergogno quasi di aver messo il rossetto. Ormai è messo, casomai lo lecco che ha il gusto di fragola.
Il primo sorriso arriva alla comunicazione del link per la connessione. I piccoli dormono a piedi scoperti e sono sempre pronti. I grandi ripetono il cliché della lezione in classe, pare un rosario: “Prof. 5 min. e arrivo”, amen, “prof. non mi fa entrare” amen, e scappa di dire: “e tu insisti a bussare”.
Finalmente eccoli e ogni faccia è un programma.

Ma che vi devo dire? Uno che sbuffa perché sta a casa ancora non l’ho sentito.

“Allora, ditemi che avete fatto e come state e poi si parte” e la distratta adesso sono io.
Sto entrando in un numero incredibile di case, di stanze.
Conosco le foto alle spalle di una, la fruttiera della cucina, le mura colorate, la mamma che scappa, le foto alle pareti, i bicchieri in credenza, il letto di mamma e papà.
“Avete fatto colazione? Ok. Iniziamo”…tutti li, c’è chi sta seguendo, c’è chi sta dormendo, chi sogna. E si lavora e poi parte la mitraglia…tac…tac…che avete capito? Whatsapp, mail, stanno suonando una sinfonia. E così per qualche ora e poi…silenzio.

Che faccio? Sistemo adesso il materiale o più tardi? Più tardi, e nel frattempo tac…tac…. SILENZIO. Sono rimasta sola. Chiudo tutto, ci infilo Facebook, chiudo ogni altra cosa. Esco.

Ho raggiunto la camera da letto. C’è lui, mi aspetta e io lo osservo e lui sta lì. Il mio libro. Lo tocco, lo guardo e con tristezza constato che non ci siamo incontrati come invece pensavo accadesse.
Riprendo. Whatsapp, la mail, preparo per domani. Le chat di scuola…da scriverci un libro. Una comunicazione…un video scemotto…il nuovo orario…la barzelletta…la circolare. Chiudo un po’ e zac…da mettersi le mani in testa.
E le amiche nel giorno depresso o in quello scemognolo. E passa il giorno.

Non è bellissimo ma non è brutto. È nuovo, particolare, anche ricco. Magari mi ritaglio un tempo di riflessione, di introspezione. Basta chiudere tutto, basta azzerare un pochino. È necessario.
È già sera, viene un po’ di tristezza. Mi affaccio all’esterno ma la nebbia, il freddo, il silenzio…ma no, affacciarsi da maggiore consapevolezza di questa dimensione surreale.

È sera tarda. Apro Whatsapp…”prof. ho scambiato le consegne…e adesso?”…. “e adesso nulla, sei stata brava uguale e pure creativa. Dormi bene. Tvb ❤️a domani”
La scuola al tempo del coronavirus…la scuola dei buonanotte e i ❤️. Ma chi doveva dirlo?

Nina

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