Buttate le chiavi a casa mia!

Cosa mi manca in questa quarantena?

Non mi manca uscire di casa, vedere le persone, toccarle, anche perché non sono mai stata amante degli abbracci o del toccarsi e chi mi conosce lo sa.

Non mi manca viaggiare prendere un aereo o un treno, non mi manca uscire al mattino di fretta perché sono in ritardo e fare colazione in fretta con una brioche confezionata presa dal mobile della cucina, prendere un caffè al distributore del negozio.

Non mi manca arrivare in ufficio e vedere persone che ti sorridono e ti dicono buongiorno ma sai che quelle persone sono conoscenti, colleghi che dopo le 18:00 non senti e non vedi più.

Non mi manca quel pranzo al volo fatto al bar dell’Esselunga con una triste insalata o un panino farcito o ancor di più, un pollo scaldato che mangi per stare leggera ma consapevole che digerirai la sera quando sarai a casa tua a prepararti la cena.

Queste sono le cose che non mi mancano e sono la mia quotidianità.

Le mie giornate quando non sono in quarantena, quando tutti i giorni devo guadagnare dei soldi per poter vivere.

É il mio lavoro e amo farlo ma non sono le cose che mi mancano e a cui penso se provo per un attimo a concentrarmi, a capire quali sono le cose importanti che vorrei fare e che vorrei vivere in questi momenti che ci sono vittime intorno a me, persone che soffrono e trasportano bare in parcheggi perché ormai tutti questi morti non si sa più dove metterli.

Il posto in cui vorrei stare?
A casa mia. Nella casa dove sono cresciuta. Svegliarmi al mattino e sentire l’odore del caffè, trovare una torta preparata in casa. Io che mi sdraio sul divano e mia madre che mi chiede per l’ennesima volta dolce o amaro? Amaro mamma!!

Vedere mio padre con gli occhiali sulla punta del naso che guarda il cellulare e cerca le ultime notizie o che guarda uno dei suoi video su come si costruiscono le nuove case e mi dice “o raffaé guarda com è bell !?!?”
E io ancora dormiente cerco d’interessarmi all’argomento.
La mia bottiglia d’acqua da bere interamente per poter iniziare bene la giornata.
Dopo il pranzo prendere il caffè sul mio balcone con il sole che mi scalda la pelle con i piedi appoggiati sulla ringhiera e il gatto che mi accarezza con la coda o mi chiede le coccole e ancora una volta dolce o amaro? Amaro mamma!?!?
Perché sa che sono lunatica e potrei cambiare idea improvvisamente. Scendere giù e affacciare la mia testa al portone affianco o gridare dal balcone “Zia tutto bene? Gli altri dormono? Cosa mangi oggi? Elisa allora che si dice?”

Passare i pomeriggi, io sdraiata sul divano con la struttura in legno, perché sono giovane e sopporto il dolore, mio padre sdraiato sul divano morbido perché ormai quello è suo e di mia madre pronta li a coccolarlo ad ogni sua richiesta, mia sorella che dopo il suo pisolino pomeridiano ci sente parlare e ridere e non resiste nel venire in cucina a sentire di cosa chiacchieriamo.
Le mie imitazioni e mia sorella e mia madre che si piegano in 2 dal ridere.
Mio padre che cerca di resistere ma in realtà ride sotto i baffi. Mio fratello? Lui non ha mai riso con noi, lui è sempre stato uno che ride con gli amici ma mai con noi. Lui è serio e dice che siamo scemi ma basta guardarlo e si capisce dallo sguardo che ci ama più di se stesso.
Mi manca vedere mio padre e mio fratello al tavolo che litigano per un preventivo sbagliato o per una parola detta male perché loro in fondo sono uguali.
I pranzi dove mia madre mi prepara la verdura, dove mangio il brodo caldo o la frittata fatta con le uova delle galline di mia zia. Quella preferita. Quella con le patate. Il pane caldo e mia madre che ha comprato la mortadella anche se nella mia famiglia é una vita che siamo a dieta.
Il camino, la carne alla brace, i fagioli cotti vicino al fuoco e dopo cena…c’è qualcosa di buono?
Se apri il mobile sopra la cucina qualcosa esce fuori.

Ecco questo mi manca. In questa quarantena io tutti i giorni mi sono immaginata sul quel divano con la struttura in noce a guardare tutte queste scene perché é lì che vorrei essere chiusa, in casa, ma lì, e poi per me potete anche buttare le chiavi.

Raffaella

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