Lockdown.

“Sì, scusa scappo! Tieni questo è per te.”
Lockdown.
Ansia mista a gioia di averti conosciuto e poi paura di veder svanito ciò che ancora non è iniziato.
Telefonate che si trasformano in tempo infinito, dilazionato in uno spazio sospeso tra l’emozione che fa battere il cuore e le parole che rimangono incastrate tra il petto e le labbra.

(No, non posso dirgli una cosa del genere, non mi conosce, fraintenderebbe.)

Lockdown seven days.
“È passata una settimana, mi sembra passato un anno.”
“Mi racconti un aneddoto?”
La vita che scorre anche se messa in stand by. Ovunque si respira morte, paura dell’altro e rabbia. Non siamo in guerra, ma è come se lo fossimo.
Non abbiamo armi, ma abbiamo noi stessi.
Non abbiamo un nemico visibile, ma l’incerto più assoluto che ci rende palese il nemico nelle vesti anche di chi abbiamo accanto o di chi amiamo.

#IoRestoAcasa e se fosse proprio lì il nemico?
C’è chi combatte l’ansia, chi l’omofobia, chi la violenza domestica, chi la malattia, chi la noia. Chi la solitudine. Chi la frustrazione.

“Tra quanti mesi partorisci?”
“Durante il lockdown.”
“Ah, hai paura?”
“Sì!”

Lockdown, non si può andare a fare la spesa in coppia. Solo uno per famiglia. Obbligo di distanza sociale, obbligo di mascherina, obbligo di guanti.
“Vado io, tu sei asmatica. Non puoi sopportare un virus del genere.”
Ma io ho sofferto di attacchi di panico, la mascherina mi fa rivivere quella sensazione di fame d’aria! Non importa, è così che deve andare. Ora sono forte.
Vado.

Il tempo sospeso ci ha regalato la selezione naturale delle priorità. Niente più superficie, niente più ninnoli, solo l’essenziale. È come se anche nell’animo di ognuno di noi affiorassero le vere attitudini, la vera natura. Gli spavaldi diventano insicuri, gli introspettivi diventano saggi, i timorosi ritrovano la centratura.
In un colpo solo l’umano ritrova la solidarietà reciproca, la cura, il sostegno.
“Tieni questo è per te.”
“Ma non dovevi.”
“Ci tenevo, fammi sapere com’è.”

Lockdown.
Non capisco più nessuno. Ho paura. Siamo tutti diversi, seppur tutti uguali. Stesse espressioni di sempre, stessi corpi con parole e comportamenti opposti. No, non può andare così! Non può finire ora dopo aver sopportato tanta distanza. Buio e confusione, sorrisi e lacrime, fallimenti e successi, delusioni e narcisismi.
Torneremo davvero alla normalità? Ma poi cos’è la normalità? Chi può dirlo, non ci dicono nulla di certo. Cambiamo per sopravvivere, ci adeguiamo per non soccombere.
Io ci credo.
Tu dov’eri?

Sole, luce, aria, finalmente!
Sei casa.
“Manchi.
Come un segnalibro che ti ricorda dov’eri rimasto.”

Monia

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