La mia quarantena.

All’inizio della mia quarantena, mi muovevo per casa, apparentemente disinvolto, mentre ero visibilmente impacciato.
Avevo l’impressione di non essere a casa mia. Tutto mi appariva diverso, anche i mobili di casa, i libri sugli scaffali ed ogni altro oggetto e mi sembrava che tutto mi parlasse: “Come mai sei a casa? Non esci più? “.

L’unico ad essere silenzioso ero io; l’unico a provare strane sensazioni ero proprio io!
Affacciandomi al balcone della cucina vedevo qualcuno che passava per la strada, quasi disorientato, si guardava intorno curioso quasi a domandarsi: “Ma dove sono? Cos’è mai successo?”.

Tutt’ intorno le cose sembravano muoversi autonomamente ed apparirmi diverse dal solito.
Il mondo circostante, sia all’interno che all’esterno era come d’un tratto cambiato. Dentro di me avvertivo un certo imbarazzo. Eppure nella mia casa tuttavia, nonostante i miei 86 anni e gli immancabili acciacchi dell’età ho reagito bene, a cominciare dal riprendere alcuni interessi che da quindici anni avevo trascurato, ad esempio: la musica, qualche libro con caratteri adatti ad un soggetto con gravi difficoltà visive, volontariato di ascolto (anche se mezzo sordo) ed altro.

Posso proprio dire che nonostante il coronavirus non ho il tempo di pensare a lui.

Certo mi manca molto il rapporto con gli altri, tuttavia mia moglie compensa abbastanza questa mancanza e mia figlia Eliana, anche se si trova a Roma in quarantena, mi è molto vicina.
Quanti pensieri mi si affollano nella mente!
Penso ai bambini ai quali la terribile pandemia li ha privati dei più elementari diritti come la spensieratezza, il gioco e la libertà di muoversi, costringendoli a vivere nel chiuso di una casa.
Agli anziani come me, categoria molto a rischio, che si vede impedita dal muoversi liberamente per paura del contagio.
Nel loro animo si agitano sentimenti contrastanti: paure, ansie, apprensioni, tutto quanto insomma possa costituire motivo di un futuro molto incerto.

La mia speranza è quella che ognuno ricavi un ammonimento da questa esperienza, perché quanti dovessero sopravvivere si facciano carico di migliorare la qualità della vita.

Benito

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