Insieme.

Giorno #51

Oggi termina la mia quarantena. Domani tornerò a lavorare in sede.
E sarà uno strappo doloroso.
Non per la sveglia alle 7.00, non per lo sforzo di vestirsi decentemente, né per la fatica di rivedere colleghi che odi e di passare infinite giornate davanti al PC a fare poco o niente. No. Lo strappo più doloroso sarà separarmi da TE.

La nostra storia ha avuto tante fasi insolite per una relazione.
Ci siamo conosciuti da colleghi. Ci siamo scontrati sul lavoro molte volte, per anni, ci siamo confrontati, ci siamo avvicinati e un giorno, che ricordo come fosse ieri, ci siamo guardati e l’abbiamo capito.
Ci siamo licenziati insieme, coraggiosi dell’essere in due, contro una direzione scellerata e inadempiente.
Siamo stati in vacanza insieme, la più bella della nostra vita.
Siamo stati disoccupati insieme. Per un tempo interminabile.
Ci siamo scontrati ancora, ci siamo urlati contro, ci siamo feriti a vicenda, ci siamo fraintesi.
Abbiamo pianto.
Abbiamo riso, abbiamo giocato, fatto l’amore, cucinato, bevuto, vissuto insieme.
E quando la vita ci dava l’impressione che tutto sarebbe cominciato da lì a poco, è scattato il lockdown.

#51 giorni insieme h24, senza diversivi, senza scuse, senza pause.
Esserci è stato davvero difficile in alcuni momenti.
Io e la mia ansia perenne. Tu e il tuo malessere cronico.
I miei pianti, la mia solitudine insuperabile. La tua depressione, lo sconforto per quel futuro sfiorato e svanito in un attimo.

Il rumore di quei progetti rimandati un’altra volta.
Un figlio, una casa in collina, il tuo studio, il lavoro, io e te una famiglia.
Domani. E poi ancora domani, e un altro giorno ancora.

Io e TE siamo nella fase 5 dopo un anno e mezzo. Roba che le coppie normali affrontano in 10 o 20 anni.
Roba che le coppie normali il più delle volte non superano.

E allora dopo tante prove, dopo tutto questo dolore, dopo tutto l’impegno che a modo nostro abbiamo messo in campo, posso dire con ferrea certezza, che non ti ho mai amato così tanto.
Sei ancora bello come in quelle foto scattate in trasferta, sei ancora brillante come la prima volta che abbiamo riso insieme, sei ancora affascinante come quando ci nascondevamo dal mondo per darci un bacio o tenerci la mano.
La tua mano.
L’unica mano che posso stringere adesso, l’unica mano che può toccarmi. L’unica mano che voglio tenere per strada, ora che potremo uscire di casa.

Domani. E poi ancora domani, e un altro giorno ancora.
Perché ora so che se siamo sopravvissuti a questo, possiamo fare tutto.
Perché non mi importa più del tempo, di trovare il lavoro giusto, di avere il contratto a lungo termine e la casa nuova.
Voglio vivere con TE il resto dei giorni che abbiamo davanti.
Certo, ho paura.
Paura di domani, paura dello strappo, paura di non farcela, di ricadere, di rifarci male.
Ma so che possiamo farlo, so che ne usciremo. Insieme.
E allora servirà un bel paio di occhiali da sole, per guardare la luce alla fine del tunnel.

Domani. E poi ancora domani, e un altro giorno ancora.

Elisa

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