Patrono senza celebrazioni.

Deserto era il piazzale dove solitamente, gli altri anni quello stesso giorno, abbondavano giostre, bancarelle di dolciumi, tiro a segno e pesca fortunata, da un’estremità c’era l’angolo juke box e dall’altra una balera, per i più attempati.
Quel giorno però, di quell’anno d’inizio decennio, vigevano strette restrizioni. Il mondo stava cambiando velocemente, inaspettatamente, rivelando fragilità nascoste inutilmente, fili scoperti senza nastro isolante. Tutti, nel quartiere San Giorgio, erano nelle proprie abitazioni. O quasi. Una nazione, un mondo intero in segregazione.

Tutti quarantinati ma Manuel era fuori; nelle vicinanze di quello stesso piazzale dove, gli anni precedenti, era solito recarsi per la consueta festa del patrono. Non che la cosa lo esaltasse anzi, tutt’altro, avrebbe evitato molto volentieri. Ma era una delle numerose volte in cui si vedeva costretto da suo padre a partecipare ad attività familiari del tutto superficiali, “operazioni di facciata”. Per cercare di salvare il salvabile in questa dannata famiglia!

Come era solito dire suo papà ogni volta che Manuel cercava di ribellarsi. Spesso quella stupida giustificazione era seguita da qualche bestemmia che erano poi il degno prologo a qualche manrovescio ben assestato ai danni del giovane Manuel.
Non era la famiglia che cercava di salvare, il papà. No. Piuttosto era la faccia, la sua singola persona troppo spesso dominata da una insignificante eppur dannatamente ingombrante ego. Così preoccupato, solo ed esclusivamente, a che cosa avrebbero pensato vicini di casa e colleghi di lavoro da ignorare se non rinnegare l’oceano in burrasca che furiosamente travolgeva l’anima di Manuel, suo unico figlio.
Degenere, una vergogna, un tossico!
Avrebbe aggiunto il papà. Ma non lo fece, né mai più l’avrebbe fatto, poiché non c’era più aria nei suoi polmoni a dar voce a cattiverie e nefandezze nei suoi confronti.

Ti ho liberato dal tuo ingombrante ego papà. Forse, è un sollievo per entrambi pensa Manuel mentre gli ultimi colpi di pala riecheggiano negli spazi circostanti altrimenti silenziosi, finche’ la buca torna ad essere coperta e si copre nuovamente di quiete irreale quel giorno del patrono senza celebrazioni.

Alberto

Share This