La scuola ai tempi del Coronavirus.

I papà, molto timidamente, sono finalmente entrati nel fantastico e terribile mondo delle “chat delle mamme della scuola”…uno dopo l’altro, come i soldati, si sono messi in prima fila pronti a sacrificarsi.
(Cari papà sappiate che questo sarà un punto di non ritorno).

Le mamme nelle chat hanno finalmente moderato i toni e quasi smesso di litigare via WhatsApp e ora hanno fatto amicizia grazie a Zoom.

I nonni si preparano a fare il salto della quaglia…Dovranno essere super digitalizzati e pronti a sostituire i genitori che torneranno a lavorare. Lasciano i vecchi Nokia con i tastoni giganti e schermi grandi come francobolli per passare a smartphone ultra tecnologici.

Obbediamo rigorosamente ai registri elettronici che scandiscono il nostro tempo assegnando compiti e lezioni e giudicando l’operato dei nostri figli, siamo ancora più attenti perché in fondo ci sentiamo messi alla prova anche noi.

Anche la continua raccolta di soldi per il fondo cassa della classe, per i regali, per la carta igienica e per i mille tubetti di colla, attenuata, una vera e propria pandemia in meno. La liberazione dall’annosa questione regalo è da sola una sollevazione enorme.
(Sperando di non parlare troppo presto).

Circolari della dirigente che piovono ogni giorno per dire il contrario delle circolari del giorno prima. In confronto Conte è un pivello.

Finita anche la fantozziana corsa alle 8.20 per portare i figli all’ingresso della scuola.

Finite anche le domande a cui non abbiamo mai ricevuto risposta:
Tutto bene oggi a scuola?
Cosa avete fatto?
Cosa hai mangiato oggi a scuola?

Però una cosa mi manca…quel momento in cui, quando ti affretti per andare a prendere i figli, i vigili fermano il traffico per farti passare sulle strisce, anche quando sei senza bambini, e tu attraversi la strada in silenzio pensando che in fondo poteva andarti peggio perché potevi nascere dall’altra parte del mondo, quella dove a nessuno interessa salvarti la pelle.

Ary

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