Principe Romanos                               Khasar nobles
“Cosa possiamo fare “si chiese il principe Romanos terzo Balakian.
Dalla finestra poteva vedere le poderose truppe variaghe schierate ed armate di tutto punto riempire il cortile. “Mazza, spade, archi non servono a niente” si rispose. “Principe” il consigliere Ivan di Tver gli porse l’ennesimo messaggio scritto su tessuto di seta che un piccione aveva portato legato alla zampina.
“Principe leggete. sono brutte notizie. Vostro zio Francesco di Arles ci informa che la pestilenza ha progredito e vi sono i primi casi in Carinzia e Boemia.”.
“Ivan cosa facciamo?”
Alla domanda del principe rispose l’archimandrita Josepphon “Pregare mio principe, fare penitenza, offrir doni alla Chiesa della Madre di Dio”. “Soprattutto pentitevi principe dei vostri peccati”.
L’occhiata di odio di Romanos lo fece tacere.
“Principe” Ivan si rivolse a Romanos con tono deferente” forse potremmo chiedere consiglio a Mosè il Khasaro che fu medico di vostro nonno e lo salvò dalla tosse canina”. “Come,” intervenne l’archimandrita “chiamare un giudeo assassino del Cristo invece di affidarvi alla Misericordia della Santa Madre Chiesa?”
“Tacete Josepphon, meglio un peccatore vivo che un santo morto”.
“Chiamate il Khasaro”.
Erano venti anni che Mosè non entrava nel palazzo. Guardò con tenerezza le stanze e gli arredi della sala del trono memore del tempo quando Khasaro significava ammirazione e rispetto.  Quando ci si ricordava ancora della Khasaria e dei suoi indomiti cavalieri.
“Mosè”. La voce di Romano lo distolse dai ricordi.
“Mosè,” ripeté Romanos “cosa possiamo fare? Le notizie parlano della morte di intere popolazioni, di montagne di corpi gonfi di sozzi bubboni che giacciono insepolti”.
Mosè si lisciò la barba come usano fare i saggi ebrei prima di parlare e poi rispose a Romanos: “Mio principe, qui tutti ti parlano di punizioni inevitabili e castighi divini. Ma io preferisco dirti che la pestilenza è la guerra e il morbo è il nemico.  Come tali dobbiamo considerarli e come usa un condottiero, analizzare la situazione, capire il gioco del nemico e predisporre le difese pper poi attaccare e vincere”.
Un grande punto interrogativo su dipinse sul viso di Romanos mentre l’archimandrita continuava sottovoce a condannare la blasfemia del rifiuto di rimettersi nelle mani di Dio. “Spiega, Khasaro” chiese Romanos invitandolo a parlare.
“Mio signore, noi Khasari fummo guerrieri e ora, benché sapienti della legge di Dio riportata nella sacra Bibbia, non abbiamo dimenticato gli insegnamenti guerreschi dei padri. Considera di comportarti come se fossi invaso.
Il nemico manda avanti gli esploratori, piccoli gruppi che seminano paura e sconcerto lasciando insicuri su dove colpirà l’esercito e questi sono gli infettati che propagano il morbo nei piccoli centri.
Poi gruppi più forti di cavalieri compiono incursione facendo fuggire le popolazioni che abbandonano tutto e si rifugiano nelle città. Questi sono i gruppi di appestati e loro parenti che si dirigono verso i centri infettando altri al passaggio.
Infine, quando la terra è sconvolta e terrorizzata compare l’orda dei cavalieri che tutto travolge e questa è la pandemia. Ai massacri corrisponde la morte dei sudditi, ricchi e poveri, preti cavalieri contadini, santi o peccatoriper peste. Come in ogni battaglia l’astuto invasore finge di rallentare facendo illudere i difensori che potranno erigere una seconda o terza linea di difesa per poi schiantarla definitivamente con un assalto maggiore del primo.
Ecco Principe, istruito da Tucidide con la narrazione della peste di Atene. dalla storia della peste di Giustiniano, dal racconto del libro di Samuele nei sacri testi, ti insegnerò come difenderti seguendo i consigli dei nostri saggi come riportato nella Torah e nel Tamud.
Procedi come un principe guerriero.
Ogni villaggio infetto deve essere bruciato e gli abitanti dispersi nei boschi perché non raggiungano le città. Solo dopo la guarigione, intorno a queste un anello di armati che impedisca alla gente di entrare. Chiunque non del nostro popolo venga trovato infetto venga subito ucciso e bruciato. Ogni borgo riconquistato venga purificato col fuoco e non si entri prima di quaranta giorni. Ogni bene dell’appestato ucciso e del nemico non ancora infetto venga bruciato. Questo per le città.
Per l’uomo, come dicono i testi sacri, siano nominate persone che verifichino alle porte e sulle piazze che nessuno abbia bubboni e sintomi. Se sì, venga immediatamente confinato assieme ai parenti, gli abiti e beni bruciati la casa imbiancata a calce e pulita col fuoco. Solo dopo quaranta giorni dalla guarigione potrà rientrare. Questo mio principe per quelli già malati.
Ora voglio svelarti la medicina dei Khasari. Sarebbe un segreto, ma noi siamo un popolo grato. Tuo nonno ci accolse fuggitivi , offrì dimora e nutrimento ed ora noi ricambiamo.
Sappi che questa pestilenza si diffonde tramite il morso di pulci. Queste vivono sui topi e saltano sull’uomo. Perciò noi Khasari teniamo chiuso il cibo e l’acqua e uccidiamo tutti i topi. Ci laviamo ogni giorno e strofiniamo con erbe odorose che disgustano le pulci. Bolliamo i nostri vestiti e li purifichiamo con lisciva. Durante la pestilenza restiamo lontani uno dall’altro almeno per un salto di pulce e affumichiamo le case con vapori di zolfo. Poi come dicono i padri, quando vedi topi o marmotte o conigli o tassi che si muovono lentamente come stupiti, fuggi perché portano la pestilenza.”
Romanos fece cenno agli scrivani che avevano trascritto le parole di Mosè: “Andate e fate copie da inviare ai governatori”. Poi salutò il Khasaro e uscì.
Mosè fece per richiamarlo ma una fitta dolorosissima al fianco sotto il cuore lo fermò mentre le sue parole annegavano nel fiotto di sangue che scendeva dalle sue labbra. Cadde bocconi sotto gli occhi gelidi del giovane pope che pulì il lungo pugnale sul bordo della veste talare. “Ben fatto giovane Igor” esclamo Josepphon abbracciandolo.” Così si devono punire il miscredenti che irride il Dio Risuscitato. Che poi sia un  miserabile giudeo è anche una  ulteriore colpa”.
Peter Hubscher