L’ispettore Carrigan al tempo del coronavirus

La sera si stava riempendo di suoni, parole e canti provenienti dai numerosi pub di Angel. Era l’ultima sera prima della chiusura dei pub imposta da Boris per fermare il virus. Servirà a poco, pensò Lilibeth chiudendo la finestra. Chi doveva ammalarsi si era già infettato.
Lei informatore medico, prima di altri era stata informata della epidemia e ora temeva che anche la sua attività ne avrebbe sofferto. Lo standard di cinque visite giornaliere a medici era improponibile utilizzando il pc. Doveva riorganizzare il lavoro.
Anche George suo marito ne avrebbe sofferto. Questo pensiero non la turbò. Che chiudesse pure lo studio di ginnastica rieducativa. Lei non avrebbe perso niente.  A George aveva regalato lo studio al piano terra dedicando il piano superiore alla convivenza. Sì, più convivenza che matrimonio.

A dispetto di tutti i consigli aveva preso un uomo più giovane non molto interessante culturalmente ma con un corpo da urlo e ben dotato. Con invidia delle amiche i primi mesi erano stati splendidi, poi lei si era accorta che era un essere meschino e avido interessato ai suoi soldi. Si era fatto regalare lo studio, la macchina e vestiti costosi e anche un orologio Rolex DayDate in oro. Al primo anniversario la passione si era raffreddata. Lui visitava raramente il suo letto e il loro rapporto si poteva definire “un colpo e via”. Lilibeth aveva deciso di far montare una telecamera spia nello studio. L’immagine ripresa mostrava il suo maritino praticare una seduta di ginnastica correttiva a una ragazza che Lilibeth giudicò avere dieci anni meno di lei. Niente di male, anche le giovani fanno ginnastica correttiva. Peccato che la praticasse tutta nuda sul lettino con sopra anche lui nudo che con la sua dotazione provvedeva a praticare un massaggio interno. Dopo un confronto Lilibeth e George decisero di essere separati in casa. Sopra lei e lui nello studio.
Concordarono incontri casuali se e quando ne sentissero la necessità.

La separazione andava bene a Lilibeth che poteva così dedicarsi alla sua scalata nel management della società farmaceutica che proprio ora in occasione del corona virus cercava nuovi direttori.
George, sei un impiastro, mi hai tradito ma ti perdono. Lilith ripeté a se stessa questo mantra e poiché sembrava che lui avesse una forma seria di influenza gli preparò un pasto e depose il vassoio vicino alla porta dello studio. “George, è qui” grido da una distanza ragionevole giusto per non correre rischi. Sfortunatamente quella notte George si aggravò ed ebbe una crisi respiratoria. Lilibeth allertata chiamò l’NHS che portò subito George al reparto coronavirus e lo intubò. Lunedì sera lo avevano intubato.

Martedì Lilibeth telefonò alla assicurazione per sapere se questa coprisse le spese di degenza. Sfortunatamente no, rispose l’addetto. La sua assicurazione copre sola il caso morte per due milioni di sterline.
È stata stipulata nel gennaio di questo anno e passati 60 giorni è entrata in vigore l’otto di marzo e sì! copre anche la morte per malattia salvo quella di malattie croniche. Lilibeth chiuse il cellulare. Si concesse una sigaretta e un gin e decise cosa avrebbe fatto dello studio.

Mercoledì il direttore del reparto del reparto le comunicò che George malgrado le cure era dipartito serenamente. Conoscendola per via della promozione farmaceutica aveva voluto darle la notizia personalmente. Niente funerali pubblici per disposizione del governo, i corpi venivano cremati subito. Sul viso di Lilibeth si dipinse un sorriso amaro, ma alla filippina che faceva le pulizie sembrò più di trionfo.

Giovedì il dipartimento National Health Service statistics, la informò che nel pomeriggio sarebbe passato un funzionario per raccogliere dati statistici che servissero a chiarire i meccanismi di diffusione del virus.

Il funzionario si presentò come Peter Carrigan. Lilibeth lo trovò gradevole. Non corrispondeva allo stereotipo dei funzionari statali. Era alto, muscoloso con un corpo asciutto, un viso sorridente e due splendidi occhi azzurri. Le parlò con gentilezza usando parole che indicavano la sua educazione universitaria. Spiegò che raccoglievano informazione sui deceduti per estrapolare linee di tendenza relative alla diffusione del coronavirus. Lilibeth rispose con gioia alle domande e andò oltre aprendosi.

Parlò dei rapporti col marito, della sua infedeltà, della loro separazione, del suo desiderio di sentirsi donna, di questa vedovanza che ancora stentava ad elaborare. Parlò anche del suo lavoro e delle sue ambizioni. In somma si sfogò. Carrigan la assecondò con comprensione e un tocco di umorismo.

Promise che sarebbe tornato l’indomani con la versione scritta dell’intervista per farla firmare. Così lei vedrà se abbiamo registrato fedelmente le sue parole. Quando uscì lo sguardo di Lilibeth si appoggiò languidamente sulla schiena della maschia figura di Carrigan e lei sospirò.
Ma dai, pensò. Sei appena vedova è troppo presto per farci un pensierino.

Il pomeriggio seguente quando Carrigan suonò alla porta, Lilibeth si fece trovare truccata, ben pettinata il corpo inguainato in legging neri che mettevano in risalto le gambe sottili e lunghe. Si attendeva che Carrigan le dicesse e magari facesse alcune carinerie, ma L’uomo estrasse velocemente dalla cartella un foglio e disse: Prego firmi.
Ma questo non è quello che ho detto, sbottò Lilibeth mentre cercava di comprendere le parole del testo.
Appunto rispose Carrigan, non lo è; è una confessione che la prego di firmare e io non sono un funzionario de NHS ma Peter Carrigan ispettore di Polizia.

Lilibeth, pensava d’averla fatta franca vero? Non tutte le ciambelle riescono col buco. Vergogna! avvelenare il marito. Sfortunatamente per lei quando George è arrivato al reparto rianimazione per quello che sembrava un caso di coronavirus, è stato visto dalla nurse Monia che stava prendendo servizio. Sfortunatamente Monia era la fidanzata di suo marito e il giorno prima aveva avuto un rapporto con lui. Monia sapeva che il coronavirus non si sviluppa così rapidamente e inoltre il corpo di George che non fumava puzzava di nicotina e i sintomi erano compatibili con un avvelenamento da nicotina e non di una influenza.

Così ha informato la polizia e fatte le indagini devo arrestarla per sospetto omicidio.

Sono l’ispettore Peter Carrigan, e mostrò a Lilibeth il suo documento di identificazione e il mandato per l’arresto.

Ascolti Lilibeth, lei mi è simpatica e anche se un reato è un reato so quanto basta dal suo racconto per considerarla una vittima di un marito egoista e prevaricatore. Le offro una possibilità: firmi la confessione indicando come l’ha trattata suo marito e come si è approfittato di lei e anche dei continui tradimenti. Passerà da omicidio volontario a omicidio fatto in stato di alterazione a seguito di grave provocazione e assunzione di cannabis. Le daranno una decina di anni e dovrà frequenterà un corso di disintossicazione.

Ora firmi che andiamo.

La mia macchina attende.

Peter Hubscher

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