Racconterò a mio figlio…

Racconterò a mio figlio che quando, una volta a settimana uscivo per fare la spesa, avevo il terrore.
Il terrore di portare il virus in casa a mamma e papà.


Racconterò a mio figlio di quel giorno a fare la spesa. 
Gli racconterò che dentro quel supermercato, raccogliendo da terra una cosa caduta ad un signore, ho sentito la guardia urlare “DOVETE STARE LONTANI, COME VE LO DEVO DIRE!!!”. 


Racconterò a mio figlio che quando alle 11 in radio hanno dato l’Inno, ho incrociato gli occhi di un ragazzo. Anche lui indossava la mascherina. E gli è scesa una lacrima su quella mascherina. 


Racconterò a mio figlio che non so se sia stato più doloroso vedere mio fratello solo in videochiamata o vedere i miei genitori che erano con me, avere gli occhi lucidi ogni volta che vedevamo il suo volto sullo schermo. 


Racconterò a mio figlio che ho scritto a chiunque avessi nel cuore. 
Perché il virus ci ha mostrato quanto siamo inermi. 
E se fosse “l’ultima volta”, chi amiamo, deve saperlo che lo abbiamo pensato. 


Racconterò a mio figlio che ho continuato a sognare, provando a concentrarmi sui miei obiettivi, perché un futuro lo vedevo. Lontano…aldilà di questo lungo incubo…ma lo vedevo. 


Racconterò a mio figlio che ho pregato per tutti coloro che sono mancati da soli senza una carezza, senza avere accanto il volto di una persona amata.
 Che ho pregato per i loro familiari, ho pregato per la mia famiglia, ho pregato per tutti. 


Racconterò a mio figlio che non morivano solo i “vecchi”, come qualcuno sosteneva.
 Il male non fa sconti a nessuno. 
E che quei “vecchi” prima di essere tali, erano nonni, padri, madri, fratelli, sorelle. 


Racconterò a mio figlio che alcuni angeli, che mi auguro ricevano la medaglia d’oro al valor civile, sono morti per salvare qualcuno. 
Ed è questo il vero miracolo.


Racconterò a mio figlio che da un giorno all’altro, sono crollate tutte le certezze. 
Quel tappeto di certezze sopra il quale tutti correvano senza mai capire quanto fosse importante fermarsi. 
Perché la bellezza si manifesta a chi, correndo per vedere l’alba, si ferma a guardare il tramonto.
 E che io gli insegnerò sempre, a guardare ogni singolo tramonto.

Racconterò a mio figlio, che il sudore di chi dà la vita per salvarne un’altra, si trasformava in lacrime. Le lacrime sono grida del cuore. Il cuore è l’antidoto contro tutti i mali.


Spero infine di raccontargli che, quando tutto sarà finito, tutti lo avranno imparato, e il mondo sarà diventato un posto pieno di persone migliori, fatte di cuori migliori. 
Persone più consapevoli dell’unica cosa di valore che possediamo: l’amore.

Silvia Actis Perino

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